Le cose che amavi
La Luna, i LEGO, la Roma, i fumetti di Paperino, le polpette di nonna Ada e la crosta della pizza lasciata per ultima.
Ritratto · senza ordine cronologico
Non un elenco di qualità, ma il modo preciso in cui occupavi il mondo.
La Luna, i LEGO, la Roma, i fumetti di Paperino, le polpette di nonna Ada e la crosta della pizza lasciata per ultima.
Le zucchine, perdere, i calzini con la cucitura storta e la frase “te l'avevo detto”.
Sei riuscito a discutere per venticinque minuti sul significato esatto di “riordina la stanza”. Eri tenace; a volte, semplicemente testardo.
“Se l'universo si allarga, dove trova lo spazio?” Poi, senza pausa: “Possiamo ordinare la pizza?”

Capitolo 01
Ti si chiudeva il viso e rispondevi a monosillabi. Avevi bisogno di tempo, non di discorsi. Dieci minuti dopo comparivi in cucina chiedendo se avanzava qualcosa da mangiare: era il tuo modo di firmare la pace.
Una volta spegnesti la console dopo una sconfitta e dichiarasti che non avresti giocato mai più. Il “mai più” durò fino al pomeriggio.

Capitolo 02
Con Davide, Samir e Giulia potevi passare ore a discutere di regole inventate. Eri leale, ma volevi vincere. Se qualcuno restava fuori, lo coinvolgevi senza trasformare il gesto in una scena.
Le videochiamate finivano raramente con un saluto: uno di voi spariva perché un genitore aveva staccato il Wi-Fi.

Capitolo 03
Con tua madre parlavi quando eri già a letto, proprio nel momento in cui lei sperava che dormissi. Con tuo padre condividevi il calcio e una competizione assurda su chi riconoscesse più costellazioni.
Ci facevi ridere e ci facevi impazzire. A volte chiedevamo silenzio; oggi ricordiamo perfino il rumore delle tue porte chiuse male.

Capitolo 04
Volevi costruire un satellite abbastanza piccolo da portarlo nello zaino. In altri giorni pensavi di diventare portiere, disegnatore di fumetti o proprietario di un rifugio per cani.
Non avevi bisogno di scegliere. Avevi dieci anni: il futuro poteva ancora cambiare forma ogni martedì.