Quaderni storti, recite, amicizie grandi come promesse e compiti iniziati sempre troppo tardi.
Quella mattina cercavi di sembrare più sicuro di quanto fossi. Noi facevamo esattamente la stessa cosa dall’altra parte del cancello.
Capitolo 01
Il primo giorno
Lo zaino sembrava più grande di te. Davanti al cancello dicesti che non avevi paura e poi stringesti la mano di tua madre fino a farle male. La maestra Elena ti accolse chiedendoti quale fosse il tuo animale preferito; rispondesti “il polpo, perché sa fare più cose insieme”.
All'uscita dichiarasti che la scuola era bella, ma troppo lunga.
Le amicizie a quell’età nascono per motivi che gli adulti quasi mai capirebbero. Una discussione per un pennarello blu diventò l’inizio di anni di partite, litigi, merende e risate.
Capitolo 02
Imparare a stare insieme
Conoscesti Davide durante una discussione su chi dovesse usare il pennarello blu. Diventò il tuo migliore amico. Litigavate per il calcio, facevate pace davanti a una merenda e inventavate campionati con regole incomprensibili.
La maestra diceva che eri curioso e generoso, ma che alzavi la mano mentre avevi già iniziato a parlare.
Quante trattative intorno a questo tavolo. Oggi ci manca perfino sentirti spiegare con assoluta serietà perché fosse indispensabile fare qualunque cosa prima di iniziare i compiti.
Capitolo 03
Compiti, materie e strategie
Scienze era il tuo territorio: portavi domande sugli astronauti che costringevano tutti a cercare risposte. La grammatica, invece, era una trattativa continua. Scrivevi temi vivaci e dimenticavi gli accenti.
Per i compiti adottavi una strategia precisa: acqua, matita, fame improvvisa, temperino introvabile, poi finalmente lavoro.
Tornavi sempre con qualcosa da raccontare e quasi mai nell’ordine in cui era successo. Noi cercavamo di seguirti mentre saltavi da un dettaglio all’altro senza prendere fiato.
Capitolo 04
Gite e recite
Alla gita a Ostia Antica riempisti lo zaino di sassi “scientificamente interessanti”. Alla recita di Natale dovevi dire due righe: ne saltasti una, improvvisasti e salutasti il pubblico come un presentatore.
Nel pullman cantavi troppo forte e tornavi senza voce, ma con ogni dettaglio da raccontare.
Non eri un bambino a cui piaceva perdere con eleganza. Ma bastavano una pizza, gli amici e qualche minuto perché una sconfitta tornasse ad avere la dimensione che meritava.
Capitolo 05
Compleanni e campo
Per i tuoi otto anni volesti una torta a forma di pianeta che assomigliò più a una patata viola. Ridesti per primo. Sul campo da calcio eri tenace, non elegantissimo; dopo una sconfitta rimanevi imbronciato finché qualcuno non proponeva la pizza.
Cominciavi ad avere una parte della tua vita che non apparteneva più completamente a noi. Ti guardavamo diventare grande cercando di non fartelo notare troppo.
Capitolo 06
Crescere
Negli ultimi anni della primaria diventasti più riservato e più ironico. La professoressa Marta ricordava il modo in cui aiutavi chi restava indietro, purché nessuno lo facesse notare.
Dicevi che da grande avresti progettato satelliti, oppure commentato partite, “dipende da quanto è difficile matematica”.