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In amorevole memoria del piccolo
Lorenzo Bianchi

Un capitolo della vita · 2024–2025

Il tempo delle cure

Anche quando tutto cambiò, Lorenzo continuò a essere Lorenzo.

In quei giorni cercavamo ancora spiegazioni semplici. La vita continuava quasi normalmente e forse per questo ricordiamo così bene le piccole cose che facevamo senza sapere quanto presto tutto sarebbe cambiato.

Capitolo 01

I primi segnali

All'inizio sembravano cose separate: una stanchezza insolita, qualche febbre, lividi che non ricordavi. Continuavamo con scuola, spesa, allenamenti, ma qualcosa non tornava. Chiedemmo ai medici di controllare.

Gli esami del sangue portarono altri controlli, poi attese più lunghe e parole che dovemmo imparare. La diagnosi fu leucemia linfoblastica acuta. Qui raccontiamo ciò che vivemmo, non una cartella clinica.

Anche in ospedale riuscisti a portarti dietro un pezzo della tua vita. Nino, il tablet, il quaderno e le tue cose erano un modo per ricordarci che quella stanza non definiva chi eri.

Capitolo 02

La stanza e lo zaino

Nel reparto di ematologia-oncologia pediatrica a Roma arrivasti con uno zaino troppo pieno: pigiama, tablet, Nino il coniglio ormai scolorito, un quaderno di scienze e tre merendine che non avresti potuto mangiare subito.

Volevi sapere quando saremmo tornati a casa. Alcuni giorni facevi domande precise; altri chiedevi soltanto di lasciarti guardare un cartone.

Abbiamo imparato a misurare le giornate in modo diverso. Una partita a carte, qualche LEGO sul tavolino o una conversazione normale potevano restituirci per un momento la sensazione di essere semplicemente noi tre.

Capitolo 03

Vivere tra casa e ospedale

Imparammo una nuova organizzazione. Ci alternavamo nelle notti accanto a te, mandandoci messaggi su cosa avevi mangiato e su quale infermiere avesse promesso una partita a carte.

C'erano giorni di grande stanchezza e giorni in cui costruivi LEGO sul tavolino finché non restava spazio. Ti lamentavi del cibo, della connessione e della noia: lamentele normali, preziose.

Non volevi essere soltanto quello a cui chiedere come stava. Volevi sapere degli amici, delle note, delle partite e di tutto quello che continuava a succedere fuori da quelle stanze.

Capitolo 04

La scuola continuava

La classe ti mandò un cartellone pieno di firme e disegni. Seguivi alcune lezioni, quando potevi, e facevi videochiamate con Davide. Non volevi che tutti ti chiedessero sempre come stavi; preferivi sapere chi aveva preso una nota.

La maestra Marta inviava esercizi senza trasformarli in obblighi. Tu sceglievi quasi sempre scienze e rimandavi la grammatica, coerente fino alla fine.

Ci sono stati giorni difficili e giorni sorprendentemente normali. Anche allora continuavi a essere Lorenzo, con le tue paure, le tue battute, le tue impazienze e tutto ciò che nessuna malattia poteva riassumere.

Capitolo 05

Ancora tu

Il tuo aspetto cambiò e lo specchio qualche volta ti rendeva silenzioso. Altre volte chiedevi un cappellino e passavi oltre. Avevi paura, e non sempre trovavi parole per dirlo.

Non trasformammo il coraggio in una regola. Potevi essere spaventato, arrabbiato, stanco. La tua forza fu continuare a essere un bambino che desiderava tornare a casa, mangiare pizza e vedere gli amici.

La storia clinica qui narrata è interamente fittizia. Lorenzo Bianchi e la sua famiglia non sono pazienti reali dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù né di altre strutture.