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In amorevole memoria del piccolo
Lorenzo Bianchi

Ritratto · senza ordine cronologico

Il nostro Lorenzo

Non un elenco di qualità, ma il modo preciso in cui occupavi il mondo.

Le cose che amavi

La Luna, i LEGO, la Roma, i fumetti di Paperino, le polpette di nonna Ada e la crosta della pizza lasciata per ultima.

Quelle che non sopportavi

Le zucchine, perdere, i calzini con la cucitura storta e la frase “te l'avevo detto”.

Il tuo caratterino

Sei riuscito a discutere per venticinque minuti sul significato esatto di “riordina la stanza”. Eri tenace; a volte, semplicemente testardo.

Le tue domande

“Se l'universo si allarga, dove trova lo spazio?” Poi, senza pausa: “Possiamo ordinare la pizza?”

Conoscevamo quel silenzio e sapevamo che era meglio lasciargli un po’ di spazio. Prima o poi tornavi, quasi sempre con una domanda pratica e nessuna voglia di parlare della discussione.

Capitolo 01

Quando ti arrabbiavi

Ti si chiudeva il viso e rispondevi a monosillabi. Avevi bisogno di tempo, non di discorsi. Dieci minuti dopo comparivi in cucina chiedendo se avanzava qualcosa da mangiare: era il tuo modo di firmare la pace.

Una volta spegnesti la console dopo una sconfitta e dichiarasti che non avresti giocato mai più. Il “mai più” durò fino al pomeriggio.

Con loro eri una versione di te che noi potevamo osservare soltanto da lontano. Ci piace sapere che una parte di Lorenzo appartiene ancora ai ricordi che custodiscono loro.

Capitolo 02

Tu e i tuoi amici

Con Davide, Samir e Giulia potevi passare ore a discutere di regole inventate. Eri leale, ma volevi vincere. Se qualcuno restava fuori, lo coinvolgevi senza trasformare il gesto in una scena.

Le videochiamate finivano raramente con un saluto: uno di voi spariva perché un genitore aveva staccato il Wi-Fi.

Non ricordiamo soltanto le giornate speciali. Ci mancano anche le interruzioni, le porte chiuse male, le domande fatte quando era già tardi e quella presenza continua che allora sembrava semplicemente quotidianità.

Capitolo 03

Tu e noi

Con tua madre parlavi quando eri già a letto, proprio nel momento in cui lei sperava che dormissi. Con tuo padre condividevi il calcio e una competizione assurda su chi riconoscesse più costellazioni.

Ci facevi ridere e ci facevi impazzire. A volte chiedevamo silenzio; oggi ricordiamo perfino il rumore delle tue porte chiuse male.

Avevi ancora tutto il diritto di cambiare idea sul futuro. Ci piace pensare a quel Lorenzo che poteva immaginare cento vite diverse senza avere ancora bisogno di sceglierne una.

Capitolo 04

Quello che sognavi

Volevi costruire un satellite abbastanza piccolo da portarlo nello zaino. In altri giorni pensavi di diventare portiere, disegnatore di fumetti o proprietario di un rifugio per cani.

Non avevi bisogno di scegliere. Avevi dieci anni: il futuro poteva ancora cambiare forma ogni martedì.