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In amorevole memoria del piccolo
Lorenzo Bianchi
Ogni ricordo porta con sé una parte di ciò che è stato vissuto e una parte di ciò che continua a restare

I PRIMI ANNI · 2015–2020

Gli anni dell’infanzia

Prima che arrivassi, non sapevamo ancora quanto una casa potesse cambiare voce.

Non ti conoscevamo ancora e già occupavi tutte le nostre conversazioni. Immaginavamo il tuo viso, il tuo carattere e una vita che, naturalmente, sarebbe stata molto diversa da come l’avevamo immaginata.

Capitolo 01

Prima di te

Avevamo trentasette e trentacinque anni e una cucina minuscola a Roma, con un tavolo che traballava. Quando scoprimmo che saresti arrivato, tuo padre comprò un quaderno e vi scrisse una lista di nomi; tua madre la cancellò quasi tutta. Lorenzo rimase cerchiato tre volte.

Durante la gravidanza ti chiamavamo “il coinquilino”. Ti muovevi soprattutto la sera, proprio quando cercavamo di dormire. Montammo la culla al contrario e ce ne accorgemmo soltanto alla fine.

Ti abbiamo guardato a lungo cercando qualcosa di familiare nel tuo viso appena nato. Non sapevamo ancora niente di te, tranne che da quel momento la nostra casa avrebbe avuto un centro diverso.

Capitolo 02

Il giorno in cui sei arrivato

Sei nato a Roma in una mattina luminosa del 2015. Avevi i capelli scuri schiacciati sulla fronte e un'espressione già contrariata. Ti guardavamo contando dita, respiri, piccoli movimenti, increduli che qualcuno ci lasciasse tornare a casa con te.

La prima notte a casa dormisti venti minuti alla volta. Alle quattro tuo padre camminava nel corridoio con te in braccio; tua madre preparava un biberon leggendo tre volte le stesse istruzioni.

Eravamo convinti di doverti insegnare tutto. Ci volle poco per capire che saremmo cresciuti insieme e che molte delle cose importanti le avremmo imparate proprio da te.

Capitolo 03

Imparare a essere genitori

Imparammo male, poi meglio. Capimmo che il tuo pianto per fame era diverso da quello per sonno soltanto quando avevamo già sbagliato molte volte. Il primo sorriso arrivò sul fasciatoio, forse per caso; noi lo raccontammo a tutti come un evento storico.

Il tuo oggetto preferito era un coniglio di stoffa grigio, Nino, con un orecchio sempre bagnato. Senza Nino nessun sonno era possibile e una volta tornammo indietro per quaranta chilometri.

Avevi sempre qualcosa da raggiungere, aprire, spostare o rovesciare. La casa era diventata più disordinata e molto più rumorosa, e non avremmo voluto che fosse diversa.

Capitolo 04

I primi anni

Camminasti a quattordici mesi, direttamente verso una pila di riviste che rovesciasti. La prima parola chiara fu “luce”; la seconda, molto più utile, “no”. Al nido osservavi prima di unirti agli altri, poi volevi decidere tu il gioco.

Amavi la pasta al pomodoro con moltissimo parmigiano. Rifiutavi zucchine, cavolfiori e qualunque cosa definissimo “solo un assaggino”.

Dove noi vedevamo un soggiorno, tu riuscivi a vedere una nave, una base spaziale o un pianeta da esplorare. Bastavano pochi oggetti e il resto lo mettevi tu.

Capitolo 05

La casa vista con i tuoi occhi

Il divano era una nave, il tappeto un oceano di lava, il balcone un osservatorio. Disegnavi pianeti con anelli impossibili e nomi come Trappolotto e Blu-Sette. Ogni costruzione LEGO aveva una funzione segreta che spiegavi troppo velocemente.

Lasciavi calzini dove non avrebbero dovuto stare e sostenevi con sicurezza che non fossero tuoi.

Le domeniche sembravano tutte uguali finché c’eri tu a movimentarle. Oggi sono proprio quei pranzi lunghi, le passeggiate controvoglia e le piccole discussioni a essere diventati preziosi.

Capitolo 06

Le domeniche e i nonni

La domenica si pranzava dai nonni. Nonna Ada preparava le polpette; nonno Franco ti lasciava usare il vecchio binocolo dal balcone. Con i nonni materni, Lucia e Paolo, giocavi a carte barando in modo trasparente.

Dopo pranzo chiedevamo una passeggiata. Tu protestavi, poi correvi cento metri avanti e pretendevi che fossimo noi a raggiungerti.

Con te una domanda ne conteneva sempre almeno altre tre. Non cercavi soltanto una risposta: volevi capire come funzionavano le cose e cosa ci fosse appena oltre.

Capitolo 07

Le prime passioni

A cinque anni vedesti la Luna attraverso un piccolo telescopio e restasti zitto, cosa rara. Da allora l'astronomia diventò il filo di molte giornate. Il calcio arrivò dopo: tifavi Roma, giocavi terzino e discutevi ogni fallo come un avvocato.

Stavi diventando un bambino pieno di domande, facile alla risata e difficile da convincere quando avevi già deciso.